Mauro Casappa sulle musiche di West End

April 11, 2016

Il progetto sonoro e musicale per West End è un chiaro esempio di una svolta, da me intrapresa da qualche anno, che mi ha portato sempre più a privilegiare il “come” rispetto al “cosa”. E' da molto tempo che rifletto sulla necessità, da parte del mondo musicale e dell'arte in genere, di evitare con molta attenzione i cliché per cercare, per inventare forme nuove, nuove modalità di indagine e di fruizione sia dei suoni che della musica. In West End confluiscono in pieno almeno due aspetti della mia ricerca personale, che in questi anni si è orientata soprattutto in ambito audio: la diffusione multicanale attuata ed eseguita in real time e l'indagine sonora tramite l'amplificazione di materiali “altri” (bottiglie, sedie, tavoli, utensili sia elettrici che meccanici, giocattoli) talvolta anche di grandi dimensioni (pareti, pavimenti, macchinari industriali, alberi d'alto fusto) con l'uso di trasduttori di vibrazione. Gran parte dell' assetto sonoro dello spettacolo è costituito da elementi, soprattutto sul versante ritmico, di una semplicità assoluta. Questo mi consente di mettere in atto, in ogni replica, degli interventi piuttosto significativi per seguire al meglio le azioni e la danza di Amy sulla scena. Credo di poter dire che ogni replica fatta finora, dal punto di vista sonoro, sia stato un capitolo a sé, con varianti talvolta molto evidenti. Il programma di editing audio che uso ormai da diversi anni mi consente di inviare ogni elemento della mia “tavolozza” di suoni e musiche, in qualsiasi momento, sia nella classica configurazione d'ascolto stereofonica che in una più complessa diffusione a quattro canali indipendenti, con un routing del suono tra le quattro casse estremamente dinamico e veloce. In pratica, l'ascoltatore (a patto che sia sufficientemente attento anche a questo aspetto del suono, il che non è detto...) ha la netta sensazione che suoni e musiche “viaggino” nello spazio che gli sta intorno. Amy, inoltre, danza il tip tap su un pavimento amplificato: qui la tentazione, da parte mia, di usare gli impulsi emessi dai suoi passi, e captati dai trasduttori, come segnali d' attivazione di altri suoni è stata forte fin da subito. Ma Chiara ha preferito calmare la mia intemperante intraprendenza per optare su una più semplice amplificazione naturale, senza nemmeno l'ombra di un effetto, dei passi di Amy, da usarsi, tra l'altro, con estrema parsimonia. Devo dire, però, che ogni volta che mi capita di alzare quel volume è per me una forte emozione, che mi auguro si trasmetta, almeno in parte, anche al pubblico.

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