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Quando il palco non inganna


ARTNOISE

"West End di Chiara Frigo, Quando Il palco non inganna"

di Marta Olivieri

Al Teatro del Lido di Ostia ,ormai un po’ di tempo fa – piacevole scoperta e luogo che consiglio con il sorriso – ho visto West End. Il concept è ideato da Chiara Frigo, la drammaturgia affidata a Riccardo di Torrebruna, e l’interpretazione a Amy Bell. Un trittico da non dimenticare.

Chiara Frigo, danzatrice, performer e biologa molecolare, inizia la sua produzione coreografica nel 2006 con Corpo in Doppia Elica portando avanti il suo dialogo con il pubblico fino a oggi. Le sue ultime creazioni West End e Ballroom, presentate all’interno di “Romaeuropa Festival DNA Movement” a novembre 2015, sono nate dal progetto europeo “Act Your Age” e stanno ora girando per i teatri italiani.

La performer Amy Bell attende i suoi spettatori sul palco. Tranquilla scruta, con la sua urna in mano, la platea che pian piano si accomoda e acquieta. Il nodo tematico di West End si sviluppa e si avvicenda attorno alle ceneri del nostro West. Le singole scene si succedono una dopo l’altra naturalmente, il filo del discorso scivola e il tempo vola, ricordandoci il grande inganno a cui siamo sottoposti quotidianamente; siamo orbi davanti alle distrazioni e siamo fiduciosi nel grande bluff che il nostro mondo occidentale ci ha ben bene impacchettato. Siamo coscienti di questo? Amy Bell divora il palco e la platea con presenza e sofisticato agire. La sua figura racconta vita depositata dal diaframma in giù,esperienze appoggiate alle viscere di un corpo rilassato e saldo che non protende verso l’alto, ma colloquia con la gravità. Dalla poltrona si percepisce malizia e sapienza.

West end non sceglie fraintendimenti narrativi, va dritto al punto, parla alla coscienza accantonata per sopravvivenza, insinua doverose considerazioni a spettacolo terminato. Non si può restarne fuori, e per fortuna. Sul palco l’interprete ci racconta una “storia” tristemente reale con strizzate d’occhio all’ironia. Piccoli frammenti intramezzati da titoli alla film muto suddividono i capitoli delle incongruenze e delle velate violenze del mondo occidentale.

Un corpo coraggioso, presente e cosciente, auspica la necessità di interrogazione, è infatti chiaro l’invito a conoscere chi si è, e a prenderne coraggiosamente atto. C’è una nascosta motivazione in ognuno di noi per affrontare gli inganni e riappropriarsi dell’entusiasmo, basta scovarla, la rinascita già esiste e si muove sulle ceneri del nostro West. Questa è una buona notizia. Il tip tap leggero e pesante allo stesso tempo, scrolla l’attenzione, tocca corde profonde sotto la pelle, apre porte di accesso come tutto lo spettacolo. Un intrattenimento equilibrato, elegante, ragionato. Raro condividere il tempo in questo modo.


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