HIMALAYA_drumming

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HIMALAYA_drumming

 

di e con Chiara Frigo

batteria/ drum Bruce Turri

light design Moritz Zavan Stoeckle

Producers/Co-producers Zebra Cultural Zoo, A.C. Scenario Pubblico Compagnia Zappalà Danza, Centro Nazionale di Produzione della Danza (Catania) / CSC Centro per la Scena Contemporanea, Bassano del Grappa / Dance Base Edimburgo (UK), Centro Nave Santiago del Cile

 

 

IT Himalaya è un solo che rappresenta il mio ritorno sulla scena dopo molto tempo. È un ritorno a casa, un ritorno alla ricerca sul movimento e allo stesso tempo un modo per esplorare nuove pratiche. Mi interessa indagare la montagna come un dato di fatto, con i suoi opposti: la cima aerea e la base terrena. Himalaya si ispira alla “Montagna” come archetipo universale del sacro. Dalle più arcaiche tradizioni rappresenta l’asse che determina le direzioni dello spazio organizzato e collega il tre mondi: divino, umano e infero. 

La scalata verso la vetta rappresenta il cuore di ogni impresa, e la congiunzione tra la base e la vetta è la chiusura di un cerchio. E anch'io con questo solo chiuderò un ciclo, riverserò tutto quello che mi apparteneva e che ho dimenticato nel nuovo che ho scoperto. In ogni scalata c’è un tempo nell’accampamento, per godere di ciò che c’è stato prima e per raccogliere le forze per il dopo.

Questo lavoro indagherà come una coreografia si può trasformare in un rituale, usando partiture musicali di compositori del novecento.

 

" […] La Montagna è il legame fra la Terra e il Cielo. La sua cima unica tocca il mondo dell’eternità e la sua base si ramifica in molteplici contrafforti nel mondo dei mortali. È la via per la quale l’uomo può elevarsi alla divinità e la divinità rivelarsi all’uomo […].Perché una montagna possa assumere il ruolo di Monte Analogo […] è necessario che la sua cima sia inaccessibile agli esseri umani quali la natura li ha fatti. Deve essere unica e deve esistere geograficamente. La porta dell’invisibile deve essere visibile”. Il Monte Analogo - René Daumal

EN Himalaya is a solo work that stands for my comeback onstage after a long while. It is like coming back home, coming back to movement research and at the same time it is a way to develope a personal and performative practice. I would like to investigate the concept of mountain as a fact, with its opposites: the airy top and the earthly base. Himalaya is inspired by the “Mountain” as a universal archetype of what is sacred. Ever since the most ancient traditions, it has been the axis that has set directions in the organised space and has connected the three worlds: divine, human, and the underworld. The climb to the top is the heart of every undertaking, and the connection between the base and the top is like closing the loop. In every climb there is a moment to be in a base camp, enjoy what happened before, and gather out strength for what is coming up next. One source of inspiration is Mount Analogue of René Daumal, a novel that is both bizarre and allegorical, detailing the discovery and ascent of a mountain, which can only be perceived by realising that one has travelled further in traversing it than one would by travelling in a straight line. This work will investigate how a choreography piece can turn into a ritual, using music scores by composers of the 20th century. 


" […]“You cannot stay on the summit forever; you have to come down again. So why bother in the first place? Just this: What is above knows what is below, but what is below does not know what is above. One climbs, one sees. One descends, one sees no longer, but one has seen. There is an art of conducting oneself in the lower regions by the memory of what one saw higher up. When one can no longer see, one can at least still know.”  ― Mount Analogue, René Daumal